Indignati? No, “ragazzi” che fanno i capricci

Cari indignati, immagino sappiate che le cose non cambieranno in tempi brevi; l’attuale situazione è infatti figlia di decenni di malcostume e non bastano certo quattro grattatine a rimuovere le radicatissime incrostazioni italiche. Possiamo tuttavia pensare di fare qualcosa di concreto nel lungo termine, ma, in tal caso, suggerirei di non perdere tempo, rabbia e denaro in viaggi a Roma per gridare slogan preconfezionati ad astratte istituzioni; c’è qualcuno di molto piú concreto e a portata di mano contro cui esercitare il vostro irrinunciabile spirito protestatario.

Un indignato manifesta senza probabilmente aver la minima idea di come si produca un reddito.

Si tratta dei genitori dei bambini che abitano nel vostro quartiere o che incontrate per strada ovunque giriate in Italia. Sí perché, a giudicare dai commenti sentiti ieri sera durante le interviste al popolo degl’indignati svolte subito dopo i fattacci di Roma, sembra che il problema principale e decisamente prioritario sia la patetica immaturità dei “ragazzi” italiani, intendendo per “ragazzi” tutti i nati dopo il ’68, visto che un giornalista cosí ha definito un signore iperbarbuto sull’oltre la quarantina con lo sguardo intellettuale, l’occhiale spesso e il ditino profetico, incapace di pronunciare correttamente la piú banale costruzione soggetto-verbo-predicato.

Ora questi “giovani” (tipo il “giovane Allevi” di 42 anni e cosí come le “comode rate”) sono figli dell’«educazione» che hanno ricevuto negli ultimi decenni. E cosí sentiamo ripetere che: “Siamo per la giustizia!”, “La manifestazione era pacifica!”, “Siamo nati in una situazione precostituita!”, “Vogliamo che la situazione cambi!”, eccetera. Avessero assaltato Montecitorio al grido di: “Eliminiamo le Province!”, “Riduciamo a centododici i Parlamentari!”, “Fate una legge per tenere trent’anni in galera chi evade più di centomila euro!”, avrebbero certamente attirato la mia attenzione. Questi “ragazzi” sono fumosi, confusi e ignoranti; in una parola, immaturi; meritano oggettivamente il precariato e un maniaco sessuale al Governo. Non avranno la forza di cambiar nulla, se non in peggio. Ma se sono immaturi loro, è perché altrettanto immatura (deleteria) è stata l’educazione che hanno ricevuto. Rileggendo il presente alla luce di questa considerazione, quindi, se è vero che i figli di oggi meritano poco o nulla, i loro genitori avrebbero dovuto perlomeno meritare un intervento del Tribunale dei Minori, che li affidasse a persone capaci di tirar su una generazione decente.

E i bambini di oggi, cioè i “giovani” di quarant’anni a venire, come sono messi? Secondo me, a osservarli con un po’ d’attenzione, persino peggio: oggi ci sarebbe ancor piú lavoro di quarant’anni fa per gli assistenti sociali… Pertanto, se davvero si vuole che qualcosa cambi almeno nel lungo termine, oltre ad auspicare un’azione piú incisiva da parte delle citate istituzioni, mi permetto di suggerire agli indignati di alzare la voce coi genitori che conoscono e che incontrano quando questi:

  • usano usare la violenza o il ricatto come mezzo educativo;
  • urlano coi figli invece di comunicare;
  • considerano i loro figli piccoli incapaci da modellare secondo i propri gusti e criteri;
  • scordano che “educare” significa letteralmente “tirar fuori”, non “metter dentro”;
  • fanno tutto per loro, compreso lavargli i denti, vestirli e trombargli la fidanzata;
  • pensano che suo figlio di tre anni non sia in grado di mangiare da solo, nemmeno quello di trentadue;
  • passano ore a dialogare supplichevoli con il figlio di 5 anni che fa i capricci e non capiscono perché non smette;
  • mamma dice sí, papà dice no, la nonna forse e lo zio tace;
  • intimano al figlio di 9 anni di non fare una certa cosa, ma si guardano bene dal spiegargli perché;
  • intimano ai figli di non fare alcunché, di starsene lí buoni e tranquilli: “Non toccar questo, non toccar quello!”;
  • ai figli grassi o in sovrappeso lasciano mangiare e bere qualsiasi porcheria e soprattutto non si chiedono se il figlio sia grasso per carenze non riconducibili al cibo;
  • riempiono il piatto del figlio di 8 anni (25Kg) con la stessa quantità di cibo che un quarantenne (85 Kg) ingurgita e pretendono che finisca tutto;
  • lasciano che i figli mangino sul divano mentre guardano la TV, imboccandoli ovviamente fino ai quindici anni;
  • ascoltano distrattamente o non ascoltano affatto quello che i loro figli hanno da dirgli;
  • rifiutano qualsiasi manifestazione emotiva con loro;
  • puniscono regolarmente i loro figli, ma si dimenticano sistematicamente di premiarli;
  • si divertono per le evidenti storpiature della loro pronuncia, quando non sono proprio loro a ripetere le stupidaggini che i loro figli farfugliano, invece d’insegnar loro la corretta pronuncia;
  • hanno un figlio di sei anni incapace di pronunciare alcune lettere correttamente e non l’hanno ancora portato dal logopedista; anzi, amano ripetere: “Ma com’è cakhino con la ekkhe moscia [sic] come la mamma!”;
  • adorano mantenere il proprio bambino piccolo e coccolato anche quando ha i baffi;
  • trattano due bambini di 5 e 9 anni allo stesso modo perché “comunque sono ancora piccoli”;
  • a tavola tengono la TV accesa invece di chiacchierare coi loro figli;
    li schiaffano per ore davanti alla TV o con videogiochi rincoglionenti;
    sí ai figli, ma la carriera ha la priorità e quindi viva le tate!;
  • amano ripetere: “Mio padre mi ha educato cosí e quindi i miei figli devono fare cosí!”, che poi è come dire: “Mio padre era comunista e io devo esserlo!”, o ancor meglio: “I miei genitori erano due idioti e quindi…!”;
  • blableggiano che “Bisogna avere autorità coi figli!”, dimenticandosi che la parola corretta è “autorevolezza”;
  • li accompagnano a scuola, possibilmente fino alla maggior età, perché “ci sono i maniaci in giro e magari gli infilano un ferro” (sentita personalmente dalla bocca della nonna di mia nipote, con tanto di ekkhe moscia [sic]);
  • li travestono da transformer quando vanno sui pattini, però si guardano bene dal fagli allacciare le cinture e sedere sui seggiolini in auto;
  • all’ora di pranzo li guardano seri, con fare profetico e gli intimano: “Tu non fumare mai!” mentre scartano il secondo pacchetto della giornata;
  • si irritano perché la loro dolce figlioletta di undici anni si veste e si atteggia da troia, mentre il papà non riesce a trattenere un “Madonna che gnocca!” davanti all’ennesima velina discinta in TV;

(man mano che mi verranno in mente, ne aggiungerò altre)

Bruno de Giusti
@VaeVictis

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